“Vago già di cercar dentro e dintorno
  La divina foresta spessa e viva,
  Ch’à li occhi temperava il novo

  Senza più aspettare lasciai la riva,
  Prendendo la campagna lento lento
  Su per lo suol che d’ogne parte auliva.”

  Purgatorio, XXVIII,1-6

Dante si addentra nella foresta dell’Eden: ha superato le ardue prove dell’Inferno e del Purgatorio e ora può godere dello spettacolo del Paradiso Terrestre, il luogo dal quale Adamo ed Eva furono cacciati in seguito al peccato originale.

Contrapponendosi alla selva oscuraaspra e forte del I canto dell’Inferno, allegoria della condizione dolorosa dell’uomo immerso nel peccato e nell’errore, questa foresta è simbolo della sua liberazione dai pericolosi istinti irrazionali.

Dante e la foresta dell’Eden

Dante è desideroso di percorrere ed esplorare la divina foresta, folta e verdeggiante, che attenua alla vista la luce del sole appena sorto: senza indugi lascia il margine del ripiano e percorre “lento lento” la campagna, i cui profumi gli giungono da ogni parte.

Sono le prime ore del mattino di mercoledì 13 aprile 1300 e nella “divina foresta”, la vetta del Purgatorio, Dante incontrerà Matelda (che alcuni identificano con il personaggio storico di Matilde di Canossa), ultimo tramite a Beatrice.

L’Eden è un tema centrale della mitologia sacra e della tradizione letteraria, tramandato da tutte le culture antiche. In ambito religioso significa il recupero della purezza originale nel luogo creato da Dio per l’uomo. Si pone come spazio miracoloso a metà tra il divino e l’umano. Per la cultura medievale è un luogo realmente esistito.

Se osserviamo alcune immagini della “foresta appianese”, ne ricaviamo talvolta l’idea di uno spazio a metà tra il divino e l’umano, dove poter recuperare quantomeno  la pace e la serenità.

 

 

“Vago già di cercar dentro e dintorno
La divina foresta spessa e viva,
Ch’à li occhi temperava il novo

Senza più aspettare lasciai la riva,
Prendendo la campagna lento lento
Su per lo suol che d’ogne parte auliva.”

Purgatorio, XXVIII,1-6

Dante si addentra nella foresta dell’Eden: ha superato le ardue prove dell’Inferno e del Purgatorio e ora può godere dello spettacolo del Paradiso Terrestre, il luogo dal quale Adamo ed Eva furono cacciati in seguito al peccato originale.

Contrapponendosi alla selva oscuraaspra e forte del I canto dell’Inferno, allegoria della condizione dolorosa dell’uomo immerso nel peccato e nell’errore, questa foresta è simbolo della sua liberazione dai pericolosi istinti irrazionali.

Dante e la foresta dell’Eden

Dante è desideroso di percorrere ed esplorare la divina foresta, folta e verdeggiante, che attenua alla vista la luce del sole appena sorto: senza indugi lascia il margine del ripiano e percorre “lento lento” la campagna, i cui profumi gli giungono da ogni parte.

Sono le prime ore del mattino di mercoledì 13 aprile 1300 e nella “divina foresta”, la vetta del Purgatorio, Dante incontrerà Matelda (che alcuni identificano con il personaggio storico di Matilde di Canossa), ultimo tramite a Beatrice.

L’Eden è un tema centrale della mitologia sacra e della tradizione letteraria, tramandato da tutte le culture antiche. In ambito religioso significa il recupero della purezza originale nel luogo creato da Dio per l’uomo. Si pone come spazio miracoloso a metà tra il divino e l’umano. Per la cultura medievale è un luogo realmente esistito.

Se osserviamo alcune immagini della “foresta appianese”, ne ricaviamo talvolta l’idea di uno spazio a metà tra il divino e l’umano, dove poter recuperare quantomeno  la pace e la serenità.