“Ché dentro a li occhi suoi ardeva un riso tal, ch’io pensai co’ miei toccar lo fondo de la mia gloria e del mio paradiso.”

Paradiso XV, 34-36

Commento

Nel canto XV del Paradiso Dante si trova nel V cielo, quello degli spiriti combattenti per la fede. A guidarlo non c’è più Virgilio, che non essendo battezzato non ha modo di accedere al paradiso, ma Beatrice.

Lo sguardo di Dante è prima fisso su Cacciaguida, che gli si rivolge in latino salutandolo come suo discendente, poi verte su Beatrice, stupefatto: la luce radiosa che ha negli occhi è tale che Dante crede di toccare il culmine della felicità e della beatitudine.
Lo sguardo verso chi si ama ha infatti il potere impareggiabile di una sensazione quasi estatica, come quella che prova Dante nel guardare Beatrice.

Colpisce l’uso dell’espressione “toccar lo fondo”, che qui ha una connotazione sublime a indicare un animo che sente emozioni profonde, mentre nel nostro linguaggio è usata perlopiù per condizioni di disagio psicologico o per uno stato di abiezione totale, nel senso di perdita della rispettabilità.

Potremmo leggere questi versi quasi come un invito, proprio a partire dalle riflessioni fatte su questa espressione, a ribaltare le carte in tavola. Anche quando si crede di toccare il fondo, possiamo contare sullo sguardo di qualcuno che è sempre pronto a capovolgere questo “fondo”, trasformandolo in beatitudine piena.

 

 

“Ché dentro a li occhi suoi ardeva un riso tal, ch’io pensai co’ miei toccar lo fondo de la mia gloria e del mio paradiso.”

Paradiso XV, 34-36

Commento

Nel canto XV del Paradiso Dante si trova nel V cielo, quello degli spiriti combattenti per la fede. A guidarlo non c’è più Virgilio, che non essendo battezzato non ha modo di accedere al paradiso, ma Beatrice.

Lo sguardo di Dante è prima fisso su Cacciaguida, che gli si rivolge in latino salutandolo come suo discendente, poi verte su Beatrice, stupefatto: la luce radiosa che ha negli occhi è tale che Dante crede di toccare il culmine della felicità e della beatitudine.
Lo sguardo verso chi si ama ha infatti il potere impareggiabile di una sensazione quasi estatica, come quella che prova Dante nel guardare Beatrice.

Colpisce l’uso dell’espressione “toccar lo fondo”, che qui ha una connotazione sublime a indicare un animo che sente emozioni profonde, mentre nel nostro linguaggio è usata perlopiù per condizioni di disagio psicologico o per uno stato di abiezione totale, nel senso di perdita della rispettabilità.

Potremmo leggere questi versi quasi come un invito, proprio a partire dalle riflessioni fatte su questa espressione, a ribaltare le carte in tavola. Anche quando si crede di toccare il fondo, possiamo contare sullo sguardo di qualcuno che è sempre pronto a capovolgere questo “fondo”, trasformandolo in beatitudine piena.